
Lasciami entrare è un film (svedese, diretto da Tomas Alfredson) su cui fracasso le palle alla metà delle persone che conosco ormai da due mesi, da quando l'ho visto e ne ho scritto. Adesso, va bene tutto che qui siamo un branco di cazzoni con un bel po' di tempo da perdere e ci piace urlare al lupo al lupo appena vediamo quattro pianurette con la neve bianca e preadolescenti che mangiano persone e ci commoviamo con il codice morse, ma dannazione, questo è un Film Della Madonna - ed è talmente poco parlato e visivamente esaltante che potrebbe persino non essere stato completamente sputtanato dal doppiaggio italiano. Poi arriverà l'onda dell'avete esagerato e del sì bello però insomma: qui invece ha già un posticino nella top 10 dell'anno corrente. Hai detto cazzi.
Un matrimonio all'inglese è un film tratto da un'opera teatrale di Noel Coward, ed il secondo adattamento dopo quello girato nel 1928 da - tenetevi forte - Alfred Hitchcock, nel suo periodo muto. Uau. Il film in questione era Virtù facile, che è anche il titolo dell'opera originale (Easy Virtue) nonché di questa seconda versione. Trovo, come dire, affascinante che si debba ricorrere ancora a sbattere la parola matrimonio nel film a cotanti anni di distanza da quel film là con quei tot matrimoni et al (perché per i film con noti attori inglesi come Colin Firth la parola "matrimonio" nel titolo è forse valutata a punti pari con la parola "amore" in quelli delle commedie americane?) e occhio che il passo successivo è farli parlare tutti come froci, che gli inglesi parlano come fossero froci, si sa, no disrespect. Chissà chi ha avuto questa originale pensata, chissàchisaràmaildistributorediquestofilm--- ah ecco. Ma troppo facile, così. Comunque, puttanate a parte, il film, diretto dal regista di Priscilla e Eye of the beyolder, sembra mantenere esattamente quello che il trailer promette, né più né meno - e scommetto che a molti va bene così, e io pure mi infilo nel mucchio. Dai, volete perdervi Jessica Biel? Con quel cappello?
Sette anime è il secondo film girato da Gabriele Muccino negli USA: niente pregiudizi stavolta, perché il film l'ho visto una manciata di ore fa in anteprima, e presto ne scriverò più diffusamente. Qui si pone un problemino, tra pregiudizio e giudizio: io sono sempre stato un sostenitore di Muccino Senior, prima di tutto per le sue innegabili doti di metteur en scene, ma soprattutto dal momento che penso sia stato spesso e volentieri il caprio espiatorio e l'agnello sacrificale di una critica banale e semplificatoria da bianchino al baretto all'angolo che aveva bisogno di un nome dal suono buffo per prendersela con il brutto cinema italiano tutto, mentre invece - lo ribadisco a costo di prendermi degli schiaffoni come succede ogni volta - io di L'ultimo bacio ne vorrei uno al mese e i problemi stavano e stanno ben altrove. La ricerca della felicità, poi, era un bel film: niente di che, d'accordo - ma dimostrava una buona dose d'umiltà e di dedizione al sistema, e il risultato era decorosissimo. Quindi, nonostante Sette anime sia stato massacrato come poche volte ho visto fare dalla stampa USA che conta, ero pronto ugualmente a piazzare un pensatore disperato, in difesa della mia coerenza, contro il brutto vizio di far di tutta l'erba un fascio solo perché il signore in questione non è proprio il massimo della simpatia e ha un fratello pirla. Poi l'ho visto, Sette anime. Ed è brutto. Ma brutto, eh. Ecco tutto.update: Il post su Sette anime

Valzer con Bashir è un film diretto dal regista isrealiano Ari Folman, in concorso a Cannes nel 2008. Ed è un film che ha conquistato tutti, vincendo premi e nomination a destra e a manca, bla bla bla. Già dalla formula, è effettivamente fico: un film animato, ma ambientato durante i massacri di Sabra e Shatila - quando l'esercito libanese uccise centinaia o migliaia di rifugiati palestinesi in un'area controllata dall'esercito isrealiano. Il fatto che un film simile, pura casualità, esca da noi proprio adesso, indurrà molti altrimenti disinteressati a girare la testa da questa parte. Buon per loro, forse. Dal canto mio, ne sono visceralmente attratto da tempo, lo vedrò al più presto, mi piacerà.
W. è il nuovo film di Oliver Stone ispirato alla biografia dello "still president of the US", come lo chiama Jon Stewart da un annetto a questa parte, e ha in realtà un'uscita molto più complessa del solito. Il film è stato infatti presentato a Torino, ma i distributori si sono cagati nelle brache - il che dice molto sullo status quo: per quanto io non sia un fan dell'ultimo Oliver Stone (anzi), è difficile pensare che un film così sia difficilmente vendibile vista la roba che esce e, mettiamola così, le motivazioni vanno cercate altrove. Quindi l'ha comprato un piccolo distributore, Dall'Angelo Pictures, che l'ha piazzato in questo modo bizzarro: un mese di proiezione in lingua originale in una singola sala di Roma (dove è uscito a metà Dicembre), un'uscita tradizionale il 9 Gennaio (ma solo in sale predisposte alla proiezione digitale: e saranno poche, immagino), la disponibilità del film sulle piattaforme online della Telecom (Alice insomma) dal 13 Gennaio, e una trasmissione televisiva in chiaro sul canale LA7 il prossimo 19 gennaio. Una metodologia che stravolge e ribalta il rigido sistema della distribuzione, che difficilmente avrà peso nel prossimo futuro ma che apre delle vie e delle ipotesi interessanti che potrebbero, almeno, far scuotere qualche culetto. Ah scusate, ho dimenticato il film: facciamo che non lo so, come sarà. Probabilmente meno acuto e cattivo di come vogliono vendercelo e un po' più bruttino (a quanto si dice), ma Thandie Newton che fa Condi Rice non me la voglio perdere, e Josh Brolin è. E visto che sono tirchio, mi sa che lo vedrò in tv. Biasimatemi, ora.
Yes Man è una commedia diretta da Peyton Reed con Jim Carrey ed è, sostanzialmente, una specie di Bugiardo Bugiardo con l'opposizione sì/no al posto di verità/bugia. Niente pregiudizi: l'ho già visto, anche devo ancora scrivere il post apposito: in realtà ci sono parecchie cose molto interessanti da dire su questo film - ben più interessanti del film stesso, per dire. Che è una commediola piena di gag simpatiche, alcune delle quali fanno ridere mentre in altre che Jim Carrey che fa delle facce e basta. Sarò più chiaro in seguito, ora sono stanco. Nel frattempo il pensatore mi sembra adatto: io non ci tornerei e sinceramente non mi sento nemmeno di consigliarlo (per capirci: due quadratini e mezzo sulla Connection), ma Zooey Deschanel vale da sola metà del film, ci sono le canzoni degli Eels, e qualche risata tutto sommato la strappa, se siete in giornata. Ma se andate a vedere questo invece di Lasciami entrare, non osate mai più bussare alla mia porta chiedendo un bicchiere di latte, ché per voi il mio latte è andato a male.update: Il post su Yes Man






