
14 anni vergine, mettiamolo subito in chiaro, non ha nulla a che fare con 40 anni vergine. Niente Steve Carell o Judd Apatow: l'orrido titolo è il mezzuccio che la videa-cda ha sfruttato per riuscire a distribuire in sala il film Full of it che normalmente sarebbe finito in fondo agli scaffali delle videoteche ad ammuffire. Si tratta infatti di una commediaccia dal bassissimo charme e dall'ancor più basso gradimento di cui vorremmo smettere di sentire, per esempio, ora.
Un amore di testimone è il titolo italiano di Made of honor (gioco di parole intraducibile) ed esce oggi, per una probabile ragione: alternativa-cinema per le fidanzate e/o mogli che non vogliono stare in casa a vedere la partita. Solo una maligna supposizione? In questo paese il cervello dei distributori funziona così, eh, non mi sembra un'ipotesi così irreale. Dopotutto, cosa c'è di meglio per una serata tra amiche che un bel film vaginale con Patrick Dempsey, n damigelle sul poster, la parola Amore nel titolo, e un gigantesco Toblerone a sublimare il resto? Diretto da Paul Weiland, il film ha fatto schifo a tutti. Ma non mi dire.
E venne il giorno è il nuovo film di M Night Shyamalan, ed esce oggi anch'esso. Non starò qui a fare congetture sul titolo meno attraente mai scelto a memoria d'uomo (The Happening, su, che c'era di male?), né sul fatto che in Italia esca un giorno prima nonostante l'uscita mondiale sia stata studiata appositamente per essere un venerdì 13. Parliamo di Shyamalan, ormai divenuto il più significativo piattello della critica e pure dei blogger. Dalla mia - e so di dire qualcosa di impopolare, una volta tanto - posso dire che i suoi film, da Il sesto senso in poi, mi sono piaciuti tutti. Lo ripeto? Tutti. Qualcuno un po' di più (Unbreakable, The Village) e qualcuno un po' di meno (Signs, Lady in the Water) ma sempre e abbondantemente sopra la soglia del consenso. Questo film - i cui primi trailer facevano sbavare, e i successivi cagare, e poi hanno tirato fuori un trailer pieno di sangue e budella che ancora mi insospettisce - l'ha visto davvero poca gente, quindi è difficile capirci qualcosa: ma non si può dire certo che stia piacendo. Strano, eh. Che di solito son tutti felici. Scusate se ve lo dico: fattacci loro.
Feel the noise è l'ennesimo cazzo di film con giovani di etnie diverse che ballano e si strusciano. Prodotto da Jennifer Lopez. La immagino come un'esperienza piuttosto dolorosa - ma se hai 16 anni e vuoi disperatamente perdere la verginità, o vuoi almeno, dico, almeno un pompino, son sacrifici che puoi e che anzi devi affrontare. Mi fa ridere da impazzire che il regista si chiami Alejandro Chomski.
Noi due sconosciuti è il titolo improbabile di Things we lost in the fire, film con Halle Berry e Benicio del Toro uscito da diversi mesi negli States, e infatti già reperibile in dvd. La regista è Susanne Bier, forse la più nota regista danese in circolazione di cui io - per la mia risaputa antipatia preconcetta nei confronti di gran parte dei registi del Dogma, estesa spesso ai loro film successivi - non ho mai visto nulla. Ma nulla, eh. Torto mio, lo so: e infatti non so cosa diavolo dire di questo film. La critica, che l'ha accolto bene e male in egual misura, non mi aiuta. C'è anche David Duchovny. Fate voi.
La notte dei girasoli è un film spagnolo di un paio di anni fa, che infatti mi capitò di vedere alla Mostra del Cinema di Venezia del 2006 (era nelle Giornate degli Autori), e che fu anche oggetto di un post. Ne ho un ricordo sbiadito ma assolutamente positivo, soprattutto per essere un'opera prima - e pure piuttosto ambiziosetta. Se vi capita vicino, non perdetevelo.
Il resto della notte è il secondo film di Francesco Munzi, che ha fatto da "outsider" all'ultimo Festival di Cannes (era nella Quinzaine), prendendosi qualche luce di riflesso dagli enormi occhi di bue puntati sui suoi due illustri colleghi. Questo film nella mia testa ha funzionato in modo un po' strano: l'ho visto qualche tempo fa in anteprima, e devo ammettere che non ero del tutto soddisfatto nonostante l'impressione generale fosse positiva. Poi, scrivendone in un post, l'ho decisamente rivalutato. Adesso, a distanza di un paio di settimane, ve lo consiglio pure - e già che sono in vena, lo inserisco volentieri nell'insieme di ma quanto cazzo è bello il cinema italiano del duemilaotto deh.
Tutto torna è il film d'esordio (credo) del regista cagliaritano Enrico Pitzianti, e nel sito ufficiale si legge che l'uscita nazionale è dovuta al "successo ottenuto in Sardegna". Poi, che il sito sia fatto con frontpage è un altro discorso. Passiamo oltre. Il film infatti - il cui protagonista è un ventenne aspirante scrittore a Cagliari - non sembra poi così spregevole. Cos'altro devo dire? Chissà.





