
Questa notte è ancora nostra è uscito mercoledi 19, per facilitare l'accesso al cinema all'orda di liceali per cui è una serata prefestiva (ehi, le vacanze pasquali, ve le ricordate?), ed è uno dei più clamorosi casi di truffona ai danni delle suddette orde che si siano mai sentite. Il titolo del film è infatti
un'altra frase di
quella canzone, e il lettering (il lettering, dico! Darth Vader è una caccola al vostro cospetto!) è lo stesso, ma in comune con
quell'altro c'è solo la presenza dello hobbit dell'Esquilino. Questo racconta la storia d'amore tra un becchino rocker (anzi due becchini rocker, ma Massimiliano Bruno non ha lo stesso appeal dello hobbit) e una ragazza cinese: nulla da eccepire, potrebbe anche essere una cosa gradevole, ma la disonestà con cui è distribuita fa dimenticare ogni possibile simpatia. Dirigono Genovese e Miniero, che anni fa si fecero apprezzare in giro per il loro Incantesimo Napoletano, e che evidentemente si sono fottuti (o soltanto venduti) il cervello.

Colpo d'occhio è uscito oggi, giovedì 20, perché c'è Scamarcio e quindi le adolescenti o postadolescenti o postpostadolescenti che non sono andate a vedere quell'altro potranno vedere quest'altro (la mia non è malafede, se avete anche rare frequentazioni o comunicazioni con uffici stampa e/o case di distribuzione sapete bene che questo è solo e unicamente
un film con Riccardo Scamarcio, con Rubini ci si puliscono il culo, Scamarcio va sfruttato al massimo finché tira), è appunto il nono film di Sergio Rubini, che qui si butta in un thriller triangolare tra uno scultore molto fico e due critici d'arte. Mi hanno detto già il peggio possibile su questo film, ma Rubini qualche soddisfazione in passato ce l'ha data: almeno, è un regista che si preoccupa (a prescindere dai risultati) anche dell'apparato visivo dei suoi film, e in Italia è tutto grasso che cola. Gli diamo quel briciolo di fiducia che basta, e correre.

27 volte in bianco è una commedia di Anne Fletcher, coreografa e regista di entrambi gli
Step up (per farvi capire la caratura), in cui Katherine Heigl ha qualcosa a che fare con dei matrimoni, e lo so solo perché c'è un vestito bianco sulla locandina e nel titolo. Esempio lampante di Brutto Cinema Vaginale, peraltro internazionalmente deriso, non sarebbe nel mio carnet di ballo nemmeno se la protagonista fosse simpatica e figa. E invece è Katherine Heigl.

La banda è un film isrealiano diretto dal regista e sceneggiatore televisivo Eran Kolirin, che ha avuto nella corsa agli Oscar come miglior film straniero una sorte (bastarda) simile a quella di
Private: la metà dei dialoghi sono in inglese, ed è stato escluso. In caso contrario avrebbe avuto vita facile: anche se sulla base di poche recensioni (20) si è visto poche volte un pomodorometro al 98%. Tutti contenti, quindi: in più, otto premi (su 13 nominations) da parte della Israeli Film Academy, la coppa del cuore (che non è un gelatino) a Cannes nella sezione Un Certain Regard, e una quantità davvero spaventosa di premi in altrettanti festival. Cosa volete di più per convincervi?

Cover-boy - l'ultima rivoluzione è un film italiano che non può non incuriosire, dal momento c'è sulla locandina c'è un uomo nudo, mani in alto, e il titolo che gli copre il pisello. Scendendo più a fondo scopriamo (1) che il film è diretto da Carmine Amoroso, sceneggiatore di
Parenti Serpenti di Monicelli e già regista di un film vecchio di 10 anni, e (2) che ha vinto un premio per la miglior fotografia (premio che ci interessa
molto) al piccolo festival del cinema mediterraneo di Valencia. Scoviamo il
trailer e scopriamo che (a) nel cast ci sono Chiara Caselli e la Littizzetto, (b) che il film era al Brooklyn Film Festival, e (c) che il pisello del tizio si vede eccome - e non solo il suo. Siamo definitivamente incuriositi, piselli a parte: non sembra affatto male. Resta da chiedersi, con stizza, perché diavolo non ne sapessimo niente, e perché abbiamo dovuto fare tutta questa fatica per arrivare a esserne incuriositi. Distribuisce il Luce. Ah, ecco.

Spiderwick - Le cronache è tratto dalla serie di libri fantasy di Holly Black e Tony DiTerlizzi, e se fosse per me non me ne fregherebbe una ceppazza: la saturazione nei confronti della maggior parte del fantasy cinematografico in circolazione è ormai insostenibile, e il fatto che Mark Waters abbia diretto
Mean girls non gli permette di fare quello che vuole dei nostri corpi. Però l'accoglienza critica è stata quantomeno sorprendente, almeno per un film simile: e poi ci sono Mary-Louise Parker, David Strathairn, Nick Nolte. Quasi quasi. Quasi. Quasi.

La volpe e la bambina è il nuovo film di Luc Jaquet, che nonostante abbia diretto un film di enorme successo come
La marcia dei pinguini, ha un nome sul poster italiano molto più piccolo di quello di Ambra Angiolini, che fa la narratrice. La narratrice. Ho sentito spot radiofonici che dicevano "un film narrato da Ambra Angiolini". Ho visto poster grandi come case con scritto AMBRA. Ora, a me Ambra sta pure simpatica, ma ricordando altresì che il suo esordio al Cinema Vero è stato
lei che tira di coca in un cesso, quando mai distribuisci un film per ragazzi spingendo
sulla voce narrante? Soprattutto se è Ambra Angiolini? E' successo qualcosa al mondo mentre ero girato dall'altra parte? Non è che protesto o cazzate così, non è retorica: è proprio che non capisco. Qualcuno me lo spieghi.