
Fine Pena Mai è l'esordio (suppongo) di Davide Barletti e Lorenzo Conte, ispirato alle vicende del boss della Sacra Corona Unita Antonio Perrone. Una volta superato lo shock dell'accento salentino e dei baffoni sfoggiati da Claudio Santamaria (che confermano la tesi che in questo 2008
baffoni is the new faccioni), si può accedere alla fase due, ovvero un trailer talmente imbarazzante da portare a chiedersi come Valentina Cervi sia potuta arrivare a
questo. Pensa te. Poi magari sotto ci sarà del talento, se Mikado ha deciso di distribuire questa roba: ma tendo a diffidare quasi sempre dei film che hanno un profilo myspace come sito ufficiale.
Titolo italiano da storpiare irrispettosamente del decennio. Il
film italiano da deridere della settimana, no, quello è un altro.

Forse Dio è malato è un film diretto da Franco Brogi Taviani, il "terzo fratello Taviani", povero cristo lui, ed è un documentario sull'Africa Sub-Sahariana distribuito dall'Istituto Luce. Prodotto con la collaborazione del Ministero degli Esteri, e tratto da un libro di Walter Veltroni. Mi si stanno incrociando i neuroni, lasciamo stare. Probabilmente molto bello, o almeno molto interessante, anche se il rischio del borghese illuminato che va al cinema, piange e si lava la coscienza c'è tutto: ma non vedo perché dovrebbe essere un problema del film.

Il mattino ha l'oro in bocca trovo che sia uno dei progetti più bizzarri apparsi nel cinema italiano negli ultimi tempi: è tratto infatti dall'autobiografia di Marco Baldini, dj e notissimo personaggio televisivo, che non non solo è nemmeno cinquantenne, ma che conosce
ora il suo periodo di maggior visibilità. Per quanto possa essere interessante la sua vicenda personale (la storia di un personaggio pubblico che ha una doppia vita giocatore d'azzardo patologico), un film così non può sfuggire dalla tristissima logica del giochino per cui riconosci il personaggio (perlopiù) televisivo e ti diverti a vedere chi (o come) lo intepreta. Elio Germano è Baldini, Corrado Fortuna è Fiorello, Dario Vergassola (giuro) è Cecchetto, e via dicendo. Solo a me sembra un po'
improbabile? Però alla regia c'è Francesco Patierno, acclamato regista di
Pater familias, e dal trailer non sembra proprio tutto da buttare. Anzi. Riuscirà il film a emergere dalle nebbie dell'aneddotica?

Il futuro non è scritto - Joe Strummer è il documentario diretto da Julien Temple e dedicato alla figura del cantante dei Clash, morto cinque anni fa all'età di 50 anni. Temple negli anni '80 aveva mescolato saggiamente musica e cinema mettendo i Sex Pistols in
The Great Rock 'n' Roll Swindle, Bowie in
Absolute beginners e girando una cosetta come
Le ragazze della terra sono facili. Seguito ideale del suo documentario sui Sex Pistols del 2000, questo
The future is unwritten, presentato a Sundance un anno fa, è piaciuto moltissimo un po' a tutti, e piacerà anche a voi.

Jumper - Senza confini è quel tipo di film che quando vedi il trailer dici uuuuuuuh!, questi saltano! e uuuuuuuuuuuh!, si teletrasportano!, uuuuuuuuuuh nel colosseo!, e poi scopri che punto primo è diretto da Doug Liman, che non è che ti stia sul cazzo ma non è più proprio la meglio cima delle meglio cime, punto secondo che ha fatto schifo
a tutti ma davvero a tutti, e punto terzo che il protagonista è Hayden Christensen, che sappiamo giocarsi con James Franco, buonanima, la palma di GROSSO CANE del cinema americano odierno. E non venitemi a dire che è canadese: il Canada dov'è, in Asia? Nonostante Hayden, che si dice darà presto il nome a una malattia venerea, il film mi causa ancora degli spasmi involontari di entusiasmo, e lo vedrò senz'altro, e mi piacerà pure. Sono proprio un regaz. E c'è Rachel Bilson: io ve l'ho detto. Rachel Bilson.

Persepolis è un film d'animazione tratto dalla bellissima graphic novel di Marjane Satrapi, ed è diretto da lei stessa insieme a Vincent Paronnaud. Vincitore del premio della giuria a Cannes e di trecento altri premi: attendo con ansia di vederlo tutto intero, anche perché da quel che ho potuto vedere non si può che confermare l'entusiasmo generale e unisono. Insomma, assolutamente imperdibile, e senza dubbio
il film della settimana. Non devo aggiungere altro. Un plauso alla BIM - o a chi per lei - per l'intelligente campagna promozionale sul web.

Prospettive di un delitto è il banalotto e (troppo!) esplicativo titolo italiano di
Vantage point, uscito pochissimi giorni fa negli USA dove si è letteralmente
divorato vivo il botteghino nel weekend degli Oscar (merito di chi?), ed è l'opera prima di tale Pete Travis. Un thriller che racconta un omicidio da otto punti di vista differenti? Uffa. Il valore aggiunto sembra essere il cast, effettivamente curioso: Dennis Quaid, Matthew Fox, Forest Whitaker, Sigourney Weaver, William Hurt. Apperò. Mh, wow. Fine della mia curiosità.

La rabbia è il nuovo film di Louis Nero, favorito assoluto EVER nell'ambita gara all'
italiano da deridere della settimana, che dopo film come
Pianosequenza e
Hans viene spesso usato affettuosamente come vera pietra di paragone per il cinema italiano orrendo-ma-ambizioso tipico dei fuoriusciti dalle scuole di cinema ma ancora imprigionati nell'onanismo supponente dei corsi di montaggio al DAMS. Qui Nero sembra aver superato davvero se stesso, confezionando un omaggio felliniano alla settima arte dagli intenti altissimi, e con un cast impressionante quanto inspiegabile. Lo trascrivo interamente, non riesco a trattenermi: Franco Nero, Níco Rogner, Giorgio Albertazzi, Tinto Brass, Lou Castel, Arnoldo Foà, Philippe Leroy, Corso Salani, Corin Redgrave, Faye Dunaway. Un film in grado di scuotere le fondamenta stesse del mondo e far fuoriuscire dalla terra tutti i demoni che Pandora era riuscita a trattenere fino a oggi nel maledetto vaso: ci fa quasi simpatia.

Rec è un horror spagnolo diretto da Jaume Balagueró and Paco Plaza - il primo è il regista di
Nameless, Darkness e
Fragile, il secondo di
Second name e
Romasanta - ed è girato quasi esclusivamente nello stesso stile finto-amatoriale di
Cloverfield rifacendosi ben più di quell'altro al modello
Blair Witch project. Con tali premesse (alcuni dei loro film li ho ahimé visti, di altri conosco semplicemente la fama) uno potrebbe semplicemente chiudere con un
stocazzo, Balagueró, in miniera!. Invece Rec (anzi,
[Rec]) ha entusiasmato moltissimi appassionati, vincendo ben cinque premi al Sitges e pure un paio di Goya. Crediamoci.

Rendition - Detenzione illegale è diretto per New Line dal sudafricano Gavin Hood, quello di
Tsotsi: non solo gli asiatici, anche i registi africani sanno come sputtanarsi definitivamente nelle mani delle major. Che poi io
Tsotsi non l'ho visto, e non ci tengo nemmeno troppo. Ma
Rendition, con la sua trama impegnato-chic e questo cast di premi Oscar o wannabe-tali (già deriso ampiamente dall'irresistibile finto trailer
The Oscar Movie circolato qualche settimana fa), sembra davvero uno dei più clamorosi pacchi della stagione. In ogni caso, amici e colleghi della giuria, Igol Pikciurs ne ha fatta un'altra delle sue:
Detenzione illegale? Ma che razza di sottotitolo è? Va bene, allora cosa fate, distribuite
Hard Candy come
"Coercizione di minore"? Meno male che non distribuite più
Once, sennò usciva come
"Once - L'età non conta... cantiamoci sopra".

Tutta la mia vita in prigione è un film di cui abbiamo già parlato
tre settimane fa, ma che ora pare esca davvero. Ecco tutto.