
500 Giorni insieme è il titolo italiano di 500 days of summer, la commedia di Marc Webb di cui sapete già tutto e a cui probabilmente pensavate che avrei appioppato quantomeno un pensatore. Perché è un film che divide! Perché farà incazzare molti! Perché non mi piace e non l'ho visto! Perché Zooey Deschanel non sa recitare! Perché siamo stanchi di queste menate indie quirky sundance pucci cacca pipì! Sapete che c'è, questa è anche un po' la cazzo di casa mia, e a me 500 days of summer è piaciuto - senza entusiasmarmi come avrei forse voluto, ma senza nemmeno troppi dubbi. Il perché, approssimativamente, l'ho scritto qui. E se avete ancora dei dubbi su cosa andare a vedere nel weekend, vi invito ora a dare un'occhiata alla concorrenza.
Cado dalle nubi è il film d'approdo di Checco Zalone sul grande schermo: la trama racconta di un cantautore pugliese di nome Checco che finisce per diventare una star della tv, o qualcosa del genere, dopo un po' ho smesso è sono dovuto andare a confessarmi in ginocchio sui ceci. Pensavate che l'era di Zelig fosse finita soltanto perché avete smesso di guardarlo voi? Aha, sciocchini. Il discorso è sempre lo stesso: tre o quattro minuti di Zalone possono anche divertirmi (e non è detto che lo facciano sempre), il cinema potrebbe farci il favore di non sfiorarlo manco con la punta. Il regista di questa probabile aberrazione è Gennario Nunziante, sceneggiatore di Alessandro D'Alatri. Ah beh allora. Nemmeno a dirlo, il film è lanciato in pompa magna con una copertura mediatica assurda e una cartellonistica sovietica, e farà una barca di soldi. Nel 2008 sono usciti Garrone, Sorrentino, Virzì, Zanasi. Zeitgeist, bitches.update: il film è uscito in 390 sale. Trecentonovanta.

La cosa giusta è un buddy movie drammatico poliziesco con Ennio Fantastichini e Paolo Briguglia che interpretano due drammatici poliziotti. No, seriamente, devo andare avanti? Sembra che lo faccia apposta. Non gli darò questa soddisfazione.
Dorian Gray è l'adattamento di un oscuro e sconosciuto romanzo inglese di un certo Oscar Wilde da parte di quel delinquente di Oliver Parker - uno che è stato capace di rendere orribile un film con Kenneth Branagh tratto da Shakespeare, e di rendere sostanzialmente inguardabile un film pieno di studentesse fighe in divisa (tra l'altro di St. Trinian's dirigerà anche il sequel, stavolta prometto che ne starò a debita distanza). In realtà quella di Wilde è per Parker una vera ossessione: questo è il terzo film che trae da opere dello scrittore inglese, dopo due film con Rupert Everett che mi sono sempre rifiutato di vedere. Qui si cambia strada e si sceglie la direzione dark-twilight-ish, con il bonazzo di turno e un Colin Firth buttato lì per le mamme infoiate. Inutile dire altro, di questa roba non ho nemmeno visto il trailer.
La dura verità è una commedia con Katherine Heigl e Gerard Butler sopra cui passeremmo volentieri se non fosse per un dato interessante: il fatto che in patria sia stata bellamente massacrata e sfottuta per settimane dalla stampa americana come esempio ideale di "commedia che fa schifo al cazzo". Il film ha comunque guadagnato un paio di centinaia di milioni di dollaroni, e pure da noi andrà benino. Ma tenete conto che il money shot è una scena in cui la Heigl si ritrova a cena con un apparecchietto vibrante acceso dentro la vagina. Ogni volta che qualcuno guarda questo film, Nora Ephron piange. Il titolo originale è The ugly truth: suvvia, vedete, ci voleva tanto a fare le cose come si deve?
Francesca è un film diretto da Bobby Paunescu, che già è una cosa bellissima. Sul serio, se rinasco chiamatemi Bobby Paunescu. Curioso, comunque, che l'unico film "italiano" della settimana a presentare un qualche motivo di interesse sia in realtà proprio un film rumeno: non solo perché quella rumena è una delle cinematografie più interessanti del continente, ma per via dello sguardo sul nostro paese da parte di un agente esterno - non proprio l'unico, quest'anno. L'impressione comunque è più che buona. Ad aumentare la simpatia nei confronti dei film ci ha pensato un simpatico aneddoto: pare che qualche giorno fa Alessandra Mussolini abbia presentato al Tribunale Civile di Roma una richiesta di urgenza di bloccare la distribuzione del film, a causa di alcuni dialoghi che la tirano in ballo - o qualcosa del genere. Ovviamente le hanno riso in faccia.
Meno male che ci sei è il nuovo film di Luis Prieto, che dopo il lancio insieme a Moccia con Ho voglia di te stavolta si dedica a un romanzo di Maria Daniela Raineri. Va bene, è robaccia che non avvicineremmo nemmeno con un bastone lungo per vedere se ancora respira, e per di più è super-vaginale, ma fermiamoci un attimo su un aspetto. La cosa che più stupisce nel (terribile) trailer è la presenza di Stay Alive dei Pains of being pure at heart, e se ne sono già accorti in molti. Mica ho detto i Cure o i Radiohead. No, i Pains. Non finisce qui: volete sapere cos'altro c'è nella colonna sonora? Casimir Pulaski Day di Sufjan Stevens, The Greatest di Cat Power. Se davvero sta nascendo nel pubblico adolescenziale una nuova fetta di target che si avvicina di più alle abitudini del cinema anglofono che a Eros Ramazzotti, questo film è un buon test delle sue potenzialità anche commerciali - o comunque, un tentativo. Il dato è interessante. Che poi questo sia un bel film, beh, chiaro, è proprio un altro paio di cazzi.
Senza amore è il film italiano da deridere della settimana in una settimana dove sembrava impossibile sceglierne uno. Un amico finito suo malgrado all'anteprima mi aveva avvertito, ma io no, stoltamente, dicevo "ehi ma c'è Checco Zalone, c'è un film vaginale di Luis Prieto, c'è un buddy movie con Briguglia". Dopo aver visto il trailer di questo film non ho avuto più alcun dubbio. Sul serio, non ho bisogno di aggiungere niente a ciò che questi agghiaccianti 83 secondi riescono a ottenere. E rimanete fino alla fine.update: a quanto pare il film non è uscito, se ne riparlerà a dicembre.

Triage è il nuovo film di Danis Tanovic, che a otto anni da No Man's Land continua a destare in me un quasi totale disinteresse. 




