giovedì, 27 novembre 2008
Bolt - Un eroe a quattro zampe è, secondo il canone ufficiale, il 48° film d'animazione della Disney. Lo sapevate, che esiste un canone ufficiale dei film della Disney? E che il numero 29, per dire, è Bianca e Bernie nella terra dei canguri? Dopo cosette orride come Koda fratello orso e Mucche alla riscossa uno si attenderebbe una condanna pregiudiziale, soprattutto visto che la Disney è ormai da tempo soggiogata dallo strapotere (artistico e commerciale) della (sua) Pixar, e che il precedente tentativo 3D era stato Chicken Little. E invece no: lo sapevate chi è dal 2006 il capo dell'ufficio creativo della Disney? John Lasseter, co-fondatore della Pixar e regista dei due Toy story, di A bug's life e di Cars, e - appunto - produttore di questo Bolt. E lo sapevate che il film in giro sta piacendo molto, davvero molto, nonostante al botteghino sia stato schiacciato dal bolso agente segreto che lecca le schiene e da quei vampiri che non trombano? Quante cose si imparano, su questo blog.



Le cose in te nascoste è uno dei tremila film italiani in uscita questo weekend. In questo caso, quasi un instant-movie, visto che tratta di precariato e crisi economica. Le cose in te nascoste, sì, tipo quel cazzo di contratto che mi avevi promesso. Il film è diretto da Vito Vinci, all'opera seconda dopo Sandra Kristoff, che non ha visto nessuno. Inutile pensare male di un film così piccolo e sostanzialmente invisibile: tanto vale sospendere il giudizio, è più gentile. Comunque, la protagonista è Elena Bouryka. Chi? Proviamo: Elena Bouryka nuda. Magari anche lei ha una sua nicchia.



Death Race è un film scritto e diretto dall'ex talento emergente (e mai del tutto emerso) Paul W.S. Anderson, ispirato a un film supercamp del 1975 con Sylvester Stallone, diretto da Paul Bartel sotto l'egida della factory di Roger Corman. Qui Corman torna come produttore, ma la sua influenza si fa sentire soltanto nello spirito (poco genuinamente?) spudorato del film. L'ho infatti già visto, e anche se non ho ancora avuto il tempo di scriverne - lo farò presto - vi do un giudizio sommario e noioso. Cioè, che il film va anche bene, se avete proprio voglia, ma dovete avere una voglia matta, di una tamarrata elevata alla n, e basta. Jason Statham in canotta, una messicana che è una fica pazzesca ma di cui continuo a dimenticare il nome, un sacco di sangue, sbudellamenti, smembramenti, distopie accennate, Worst Joan Allen Ever, scene in cui i personaggi vengono presentati tutti in posa fica e sono tutti sporchi e c'è un namedropping minaccioso in voice over, e soprattuto un rumore incessante di motori dall'inizio (sul logo della Universal, WTF!) fino alla fine che fa sembrare Fast and furious un film silenzioso e riflessivo ambientato in una foresta tipo quella degli Ewok. Per il resto, poca ciccia, e - da un certo punto in poi - anche parecchia noia. Il film ideale se il vostro hobby è truccare motorini.



Mario il Mago è una coproduzione italo-ungherese diretta da Tamás Almási. Fin qui non vi ho propriamente invogliati, me ne rendo conto. Se vi dico che c'è Franco Nero? Nel ruolo di un affascinante imprenditore italiano in Ungheria? Cielo, era meglio tacere. La cosa più divertente in casi simili è provare a pronunciare ad alta voce i titoli precedenti di Tamás Almási. Pronti? Ripetete insieme a me. Találkozás. Szívügyem. Sejtjeink. Tehetetlenül. Ok ragazzi, adesso cerchiamo di farlo meglio! Ricordatevi che si parte sempre da Találkozás. Pronti? Találkozás. Szívügyem. Sejtjeink. Tehetetlenül. Se non ci riuscite potete farvi aiutare dalla vostra badante. Se riuscirete a farlo, d'ora in poi potrete farlo anche solo con la musica, perchè sarete dei veri campioni di miénk a gyár!



Max Payne è un film del regista irlandese John Moore (quello di Behind enemy lines, ah beh allora) tratto dal celebre videogioco della Remedy Entertainment. Come spesso accade negli adattamenti da videogiochi, che ci sia Uwe Boll o meno dietro la mdp, sembra ne sia uscita - per usare un francesismo - la solita merdata del cazzo: pomodorometro al 18% e un grado di derisione globale davvero notevole. Quando c'è di mezzo Mark Whalberg poi, sembra quasi che la critica si scateni più volentieri. You're a nice donkey, say hello to your mother for me. E no, non mi fa alcuna tenerezza.



Never Back Down è uno dei due film con Amber Heard in uscita questa settimana. Diretto da tal Jeff Wadlow, il film è un (brutto) actioner adolescenziale con le arti marziali, ed è - stringendo - una specie di Karate kid per le nuove generazioni di teenager. Ora, vi invito a dare un'occhiata alle nuove generazioni di teenager. Fatto? Ecco.




Palermo Shooting è un film che un sacco di gente troverà imperdibile, ognuno per i suoi motivi. Vuoi perché è diretto da Wim Wenders. Vuoi perché è ambientato a Palermo. Vuoi perché il protagonista è il cantante dei Die Toten Hosen. Vuoi perché c'è Giovanna Mezzogiorno. Poi raccontatemelo.




Rumore Bianco è un documentario sul Tagliamento, un fiume che scorre in Friuli-Venezia Giulia. Immagino che il film uscirà solo in Friuli-Venezia Giulia. Sbaglio? Yawn. Per caso mi sono improvvisamete reso antipatico agli occhi di tutti i friuliani? Mandi, raga.




Se chiudi gli occhi è un altro dei quattrocentomila film italiani in uscita questo weekend. Cioè, non solo devono uscire, ma devono uscire tutti insieme? E uno dovrebbe trovare qualcosa da dire per ciascuno? Secondo me se non scrivo niente manco ve ne accorgete. Vabbè, proviamo. Ehm ehm. Opera prima di Lisa Romano, e prodotto con i contributi ministeriali per le opere prime e seconde (sì, esistono davvero, che aspettate, uscite fuori di casa e girate un film, per dio!), il film ha come protagoniste Giovanna Di Rauso e Anna Foglietta, che interpretano il ruolo delle due  protagoniste di questo film, diretto da Lisa Romano, alla sua opera prima.



Solo un padre è il secondo film di Luca Lucini a uscire nel 2008 dopo Amore, bugie e calcetto, ma a differenza di quell'altro ha qualche carta da giocare. La prima è che è tratto da un libro straniero, più precisamente dell'irlandese Nick Earls - che è un buon inizio: riadattare un testo estero al contesto italiano almeno contiene un granello di sfida, va oltre la tipica pigrizia nostrana, e comunque non è tratto da Moccia. La seconda è Luca Argentero, che è un fico. Detto questo, l'idea è promettente e il trailer altrettanto. Ora fatemi cambiare paragrafo in fretta prima che cambi idea.



Strafumati è un film che ho già visto e di cui ho già scritto, e che ovviamente consiglio a tutti: è con tutta probabilità il film migliore della settimana, nonostante il titolo deficiente e mefitico e bastardo che i distributori deficienti mefitici e bastardi gli hanno affibbiato per il deprimentissimo mercato italiano - senza contare il doppiaggio, ah!, che in casi come questi sputtana (quando va bene) gli sforzi degli sceneggiatori. Se sognate un paese in cui ci sia la possibilità di scegliere se vederlo doppiato o sottotitolato, e volete boicottare queste becere idiozie, sapete già benissimo come fare. E non è necessario rinunciare al film. Sennò, se vi va bene così, andate al cinema e basta: sarà bello lo stesso. E poi c'è Amber Heard, pure qui. E dice una battuta sulla pipì.



Ti Stramo è l'ultimo film italiano della settimana, e forse il più interessante del gruppone. Ebbene sì: nonostante io non possa fidarmi a priori di un film diretto da Pino Insegno (ho detto Pino Insegno, santo dio, Pino Insegno, che iddio abbia pietà della mia anima immonda) perché difficilmente sarà meno che una cacatina di piccione, in tempi in cui le immmondizie di Seltzer e Friedberg fanno faville al botteghino, fare un film spoof tutto italiano sulla cultura dominante nel nostro paese (leggi: le commedie adolescenziali à la Moccia, i film adolescenziali à la Moccia, tutto l'immaginario legato alla mitopoiesi dello Scamarcio - e guai a chi mi prende troppo sul serio, qui) è di per sé un'idea intelligente, persino (almeno in potenza) irriverente e anarchica. Più semplicemente, un'idea al passo coi tempi, e con una coscienza dello status quo che da queste parti si ha di rado il coraggio di sfoggiare. Poi, vabbè, lo sappiamo, è un film di Pino Insegno, sarà una cacatina di piccione: ma le antenne ce le ha fatte sollevare, e non solo per la puzza.



Tony Manero è l'ultimo film in ordine alfabetico della settimana, e se pretendete degli sforzi al 13° titolo davvero cascate male. Me la caverò con qualche parola chiave: Cile, Brasile, opera seconda, Pablo Larrain, Pinochet, Raùl, John Travolta, Tony Manero, discomusic, Pinochet, criminale, antieroe, american dream. "Ehi, hai detto due volte Pinochet". "Mi piace, Pinochet". "Avanti il prossimo".



postato da: kekkoz alle ore 16:24 | Permalink | commenti (51)
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