
La canarina assassinata è un film il cui packaging si ispira ai Gialli Mondadori. Ok, bene. Fine delle idee. A leggere la trama di questo filmetto diretto da Daniele Cascella si potrebbe anche ipotizzare un barlume di qualcosa, nascosto dietro la solita tremenda barbarica cialtronaggine del Piccolo Cinema Italiano dell'Era Digitale - cavoli, a volte ti viene quasi voglia di rimpiangere i bei tempi dell'
analogic divide in cui
almeno certa roba era tenuta a distanza dal proibitivo costo della pellicola - poi basta guardare il trailer e anche quel piccolo spiraglio di luce sparisce lasciando il posto a un profondo e buio
mastocazzo. Con quella canzoncina orènda, cielo, gesù, giuseppe, maria, questa roba sembra che so, un episodio dei
Ragazzi della Terza C. E nemmeno uno degli episodi migliori, che so, quello in cui Chicco va a Telemike, no, pure un episodio
brutto.

La mummia - La tomba dell'imperatore dragone è il terzo capitolo della saga avventurosa con quella faccia da culo di Brendan Fraser e un tot di mummie a random. Ed è un film che - per capirci - nemmeno Stephen Sommers ha voluto dirigere. Stephen Sommers, dico. Stephen. Sommers. No. Ci hanno piazzato Rob Cohen, a cui piace essere appiccicato a casaccio a robaccia simile - tanto ci sarà sempre qualcuno che ne farà una figura di culto. E Sommers non è l'unico ad esserserla data a gambe: pure Rachel Weisz ha levato le tende. Eh già. Ehi toh, c'è Maria Bello - che si sa, non è proprio una schizzinosa. Ci sarà pure una ragione? Personalmente, non ho visto il secondo capitolo, ma a suo tempo vidi il primo, che mi infastidì e tanto basta. Non credo che le cose siano cambiate, se non in peggio: l'accoglienza critica, disastrosa, mi dà ragione. Il fatto che nel cast ci siano Jet Li, Michelle Yeoh e Anthony Wong ha smesso di essere una ragione sufficiente per andare al cinema ben prima di diventarla.

Parigi è un film di Cédric Klapisch, regista tra gli altri de
L'appartamento Spagnolo, che ho già visto e
di cui ho già scritto, proprio qualche minuto fa. Ma per quelli così pigri da non voler cliccare il link o leggere il suddetto pallosissimo post potrei riassumere il concetto base con
ma poteste morire tutti di una morte violenta maledetti parigini. Oppure, magari a voi certe cose piacciono: questo è uno dei casi in cui anche dopo una solenne stroncatura mi sento di lasciare le porte aperte al più elastico dei soggettivismi - perché in fondo sono conscio che può essere un problema mio. Ma anche no.

Un segreto tra di noi è il titolo italiano di
Fireflies in the garden, titolo bellissimo che però era probabilmente anche l'unica cosa decente di questo film. No? Esordio del regista Dennis Lee, che racconta una storia autobiografica come se ce ne potesse fottere qualcosa della sua maledetta inutile vita (che poi, chi sarebbe il tuo alter ego, Ryan Reynolds? Suvvia, fatti un giro zio), il film pare essere uno di quei drammoni familiari pieni di gente a caccia di Oscar che si urla roba tremenda nei giardini, e in più è narrato avanti e indietro nel tempo con un sacco di attori da Oscar in vena di una piscinetta nuova, e in più non c'è BILLO, e in più il trailer sfoggia un vecchiume davvero scandaloso (tacciamo sulla locandina italiana, io non so cosa diavolo pensavano quando hanno deciso di mettere sul poster William Dafoe che fa
MEH e Julia Roberts con una paresi), e in più è evidentemente uno di quei film che ci ciucciamo solo noi stronzi europei visto che negli Stati Uniti non ha manco uno straccio di data d'uscita (non per caso è stato presentato a Berlino) perché qui da noi ancora oggi basta che entri uno nella stanza, ma chiunque eh, anche uno spazzino per dire, o un geometra, e urli PRETTY WOMAN! e poi esca dalla stanza, e ragazzi, non c'è cazzo che non si rizzi. E in più è un film in cui Emily Watson da giovane era Hayden Panettiere, per dire.

Sfida senza regole - Righteous Kill è un film con Robert De Niro e Al Pacino, e questa la sapete tutti. Poi scatta il momento del quiz per idioti la cui risposta è
Heat. E poi arriva quello puntiglioso chedice
anche nel padrino parte seconda sì ma non si incontravano mai ecco. Oh. Liberatici da questo peso, si potrebbe dire: troppo facile farsi un film con questi due, sono capaci tutti. Ma la verità, che sfugge ai distratti (ma non a pubblico e critica d'oltreoceano, dove il film non è stato gradito, proprio no), è un'altra: che i due attori sono quantomeno bolliti, e alternatamente (ma soprattutto De Niro) negli ultimi anni han fatto cose per le quali potremmo tranquillamente proporre il linciaggio in pubblica piazza. Cioè,
Godsend, dio mio. E non solo: che questo è un film di Jon Avnet e non di Michael Mann. Si nota la differenza? Per intenderci, non è che se io compro degli ingredienti buoni e li mescolo a casaccio e poi li faccio cucinare alla mia cazzo di scimmietta ammaestrata mi viene automaticamente una gourmandise.