giovedì, 31 luglio 2008
(cielo, su un paio dei seguenti film potevo pure esercitare il Beneficio Del Dubbio, ma una settimana così tremendamente Del Cazzo andava punita in qualche modo, abbiate pietà della mia giovine anima)



Andersen - Una vita senza amore
è un film di due anni fa diretto dall'ottantenne regista russo Eldar Ryazanov, che ha fatto un sacco di film che non avete visto ma che era abbastanza noto nell'ex Unione Sovietica (aveva partecipato anche in concorso a Cannes nell'82). Il film è una specie di biopic su Hans Christian Andersen, e l'unico motivo per cui un film così assolutamente poco interessante, e per di più lungo 137 minuti, esce in italia distribuito da Medusa è che è una coproduzione - con chi diavolo, non è dato sapere, a meno che io non mi informi davvero, e non mi sembra davvero che ne valga la pena. Magari mi sbaglio io, ma chi se ne frega.



Grace is gone è il vincitore del pericolosissimo Audience Award al festival di Sundance nel 2007, arrivato da noi con un po' di ritardo e diretto dall'esordiente James C. Strouse, in cui John Cusack interpreta un vedovo con due figli la cui moglie è morta in Iraq. E in una frasetta così abbiamo detto le seguenti cose: Sundance, Iraq, vedovo, figli, esordiente, Cusack. Mi sembra già abbastanza, non trovate? La cosa più particolare è che la colonna sonora è di Clint Eastwood. Bene. Son contento per lui. Yawn.



Nella rete del serial killer è il titolo italiano di Untraceable, e visto che esistevano già "Intrappolata nella rete" e "Nella mente del serial killer", la sintesi mi sembra una scelta azzeccata. Ed è un film che riesce nel raro intento di riunire in una botta sola 1) uno dei registi più ridicolizzabili sulla piazza (a prescindere dai risultati, Gregory Hoblit, ti scegli proprio dei film del cazzo, e da mo' la serie B ha smesso di essere una giustificazione plausibile), 2) una delle attrici più inutili e anonime in circolazione (Diane Lane, una che faticherei a riconoscere per strada, che non riconoscerei nemmeno se mi si presentasse davanti nuda, con un vibratore in una mano e un mojito nell'altra, urlando IL MIO NOME E' D.I.A.N.E.L.A.N.E. BRUTTO STRONZO, DIANE LANE!), e 3) una delle trame thriller più spiacevoli che si possano immaginare, come d'altronde lo è qualunque trama thriller che includa all'interno del suo abstract di tre righe la parola INTERNET, o la parola SITO, o entrambe.



Il peggior allenatore del mondo è il titolo italiano di The Comebacks, che dalla sua - biasimalo - cerca di monetizzare su quell'altro allenatore là, finché è in tempo. Ovviamente lo sport è però il football americano, di cui nessuno dei potenziali spettatori del Paese Reale conosce le regole, e manco io se è per quello, ed e il film è una parodia demenziale sui sui cliché di film sportivi che nessuno da noi ha visto tipo Glory road o The logest yard. Il che andrebbe anche bene, se non fosse che fa schifo: 7% al pomodorometro io potrei arrivare a definirla una garanzia. Primo ruolo da protagonista di David Koechner, il meno pronunciabile degli amichetti di Judd Apatow, che era uno spasso come Champ in Anchorman, ma che è ormai condannato tutta la vita a essere conosciuto come "l'amico calvo di Will Ferrel". Sulla locandina c'è un culo.



The Love Guru è il nuovo film con Mike Myers a diversi anni dall'ultimo Austin Powers. Diretto da un tizio che si chiama come un altro tizio, l'ho già visto e ne ho già scritto dall'altra parte. E ne ho scritto male, perché fa schifo. Fa proprio schifo a questa minchia. E oltretutto, come sempre con i film con il comico inglese, è assolutamente intraducibile e indoppiabile. Se lo vedete in italiano, potete dire addio a quelle poche gag che funzionano in lingua originale - a meno di una edizione italiana illuminata, ma la sola idea di una edizione italiana illuminata nel 2008 mi fa ridere fino a cagarmi addosso. Però ecco, prima o poi ve lo recuperate solo per le scene con Stephen Colbert? Promesso? Io ve l'ho detto.

postato da: kekkoz alle ore 13:31 | Permalink | commenti (18)
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