
Alla scoperta di Charlie è il titolo italiano di
King of California, opera prima di tal Mike Cahill con quella figa là che è meno minorenne di quanto pensiate, anzi, ma anche se fosse. Ora, io sono stufo di fare quello che insegna agli altri a fare il proprio mestiere, non è da me, e questa manfrina ha davvero fatto il suo tempo, però cazzo: perché "alla scoperta"? Per quale stracazzaccio di motivo? Si può sapere che c'avete voialtri con la scoperta e la ricerca, e quali frustrazioni nasconde quest'ossessione? E sì, sto parlando con te, Marco dell'Utri. Suvvia,
King of California andava benissimo: non solo perché è un titolo
catchy e chiunque ne capirebbe il significato, ma anche perché è meglio non dare a vedere cosa sia
davvero questo film. Un adattamento contemporaneo della
Tempesta di Shakespeare con Michael Douglas? Se lo ripetete tre volte ad alta voce, viaggiate nel tempo - però poi morite subito.

Certamente, forse è invece un buon esempio di titolo tradotto correttamente: dopotutto, l'assonanza con il celebre disco degli Oasis non rende più facile da pronunciare la parola
definitely. Ogni volta mi si trancia la lingua. Quando dico
definitely cercando di sembrare credibile mi sento come quel tizio che mangia il kiwi con la buccia. Ma non possiamo sfuggire in eterno dai film. Diretto da un tizio che anni fa cercò di rendere romantico pure Christopher Eccleston, il film è una romcom "al maschile" con un papà e una figlia: lui è quel troncazzo di Ryan Reynolds, lei la piccola Abigail Breslin - che per quanto mi concerne aveva già rotto il cazzo da embrione. Ghiotto il contorno del cast, con una serie di donne tutte dedite a solleticare spesso i nostri ormoni: Rachel Weisz, Elizabeth Banks, Isla Fisher. Tutte vestite. E che palle, su: io ve lo dico, per onestà, in giro se ne parla bene: qui no.

Chi nasce tondo è un film di cui, come vi ricordate bene, abbiamo parlato settimana scorsa: mo', basta. A questo punto, che esca o no, o che esca più avanti, sono cazzi loro. Imparino. A. Promuovere. I. Loro. Film. Il pensatore rimane immutato, ma solo perché sono in buona e perché settimana scorsa ci ha fatto divertire non poco.

Gomorra è il film della settimana, nonostante sia un film italiano. Perché il cinema italiano non va affossato, come dice quel delinquente fascista là. No. Semplicemente, va promosso il buon cinema italiano. Pure se ce n'è poco. Se non lo aveste ancora saputo, il che significa che vivete su un altro pianeta e l'unica cosa che leggete sull'internet è il
Prejudice, e ve ne ringrazio anche se siete degli
imbecilli, ci sono due film italiani in concorso al Festival di Cannes. Uno è quell'altro, e l'altro è questo: Matteo Garrone torna alla regia dopo un film bellississimo e un altro film bellissimissimo, e cosa potrà essere questo se non bellissimissimo? Mi spiace ma è così, io di fronte a Matteo Garrone non capisco più niente, perdo le parole, salivazione azzerata, tutto il resto. E diciamocelo: chi se ne frega del libro di Saviano: ohi, Matteo Garrone, dico. Il miglior regista italiano dopo quell'altro, Garrone. E quell'altro ha fatto
L'amico di famiglia, Matteo Garrone nemmeno. Matteo. Garrone. Non è mica Gatteo Marrone, no no no: è Matteo Garrone. Io il mal di stomaco provato con
Primo Amore, per dire, ancora me lo ricordo. E voi? Non fate gli stronzi: andate a vedere
Gomorra.

In Bruges - La coscienza dell'assassino è un film anglobelga (ho sempre desiderato dirlo, anglobelga), un thriller con tocchi da commedia ambientato - reggetevi forte che la sorpresa è grande, rullo di tamburi, drdrdrdrdr, pronti? - a Bruges. Proprio a Bruges. Non a Bruxelles, eh: a Bruges. Il regista Martin McDonagh è un esordiente, ha meno di quarant'anni, e sembra un cazzo di killer. Un grosso e spietato killer col cappottone. Un mastino killer cattivissimo e spietato coi capelli bianchi corti come un cazzo di killer mastino. Se il suo film fosse fico solo la metà, un terzo dico, di quanto è fico Martin McDonagh, cacchio che film fico sarebbe. Ed effettivamente, Colin Farrell, Ralph Fiennes, locandina da strapparsi i capelli, pomodorometro alle stelle: vuoi vedere che l'abito fa il monaco?

Superhero Movie è uno
spoof sui film con i supereroi, ma - contrariamente a quanto potete pensare in questo momento - non è un film di Jason Friedberg e Aaron Seltzer. Diretto da Craig Mazin e prodotto da gente che viene dagli
Scary Movie ma che
non ha venduto l'anima al diavolo come quei due stronzi,
Superhero movie sarà comunque anni luce dai fasti del cinema degli ZAZ, ma qualche risata raffazzonata, almeno, vedrete che la strapperà. Per dire, a me il trailer fece ridere. Non ci posso fare niente, nemmeno se il pomodorometro sta sotto il 20%. Lo so che questo film
è una pecora nera, ma ne faccio una questione relativa: se ci puntassero una pistola alla testa stringendoci forte i coglioni e obbligandoci a scegliere nel futuro tra un
Meet the Spartans e questo, nessuno di noi avrebbe alcun dubbio, giusto? Peccato che il mercato premi il primo e mandi a culo il secondo. Son tempi cupi.

Tuttifrutti è un film che non ho capito se esca o meno, ma di cui dovevo parlare - anche solo perché è distribuito dalla R.V.EN, quella che distribuì
SHAN - Il cuore antico dei popoli naturali (fate uno sforzo di memoria). E ogni occasione è una buona occasione, per parlare di
SHAN.
Tuttifrutti non c'entra niente, con
SHAN: è una commedia italiana ambientata negli anni '50, e non avete bisogno degli occhiali speciali per vedere il potenziale di puttanata innalzarsi al cielo. Il film è diretto e interpretato da Alessandra Alberti che, vi giuro, ci ho anche provato, ci ho messo del mio, ma non so chi diavolo sia. Pentitevi, tutti.

Ultimi della classe è il vero
film italiano da deridere della settimana. Ogni epoca ha i suoi
Italian fast food, i suoi
Favola: quest'epoca ha
Ultimi della classe. E visto che basta che in un film ci sbatti quattro liceali che fai le montagne di soldi, quale trovata migliore che tirare i ballo - ah!, finalmente! - i blog? Un protagonista blogger. Il protagonista di
Ultimi della classe è uno sfigato, ma ha un blog. E il suo blog, ah!, il suo blog è visitatissimo. Ci gira un sacco di topa, sul suo blog. Lui è uno arguto, come tutti i blogger. Lui scrive le robe, la gente dice wow che fico, e invece, ah!, invece. Nella locandina, il protagonista blogger fa una foto con il videofonino ai suoi compagni di classe. Dovete. Morire.
Tutti. Ricordatevelo, Federico Moccia diresse
Classe Mista 3A. Quindi, quando tra 10 anni Luca Biglione diventerà un autore di best seller, non venite a piangere da me. Comunque, il trailer di
Ultimi della classe è una di quelle cose così esageratamente e incontrollatamente orrende e ributtanti da risultare sublimi. Lo trovo quasi ipnotico, io. E l'immagine della tipa della pubblicità del kinder cereali, per intenderci quella che poi si leva le lenti colorate e le tette finte, che sale e urla "Hai un blog su iiinterneeeet??" è
davvero l'immagine più rappresentativa e pregnante di quest'anno, il fottuto zeitgeist del cinema italiano del duemilaotto. Prendi questo, Micaela Ramazzotti.

Underdog - Storia di un vero supereroe è un film tratto da un vecchio cartoon, e il protagonista è un cane supereroe doppiato da Jason Lee. Oh, come on.