
Alexandra è il nuovo film di Alexander Sokurov, cinquantasettenne regista di San Pietroburgo, universalmente riconosciuto come il più importante regista russo contemporaneo. Ambientato durante la seconda guerra cecena, è stato presentato in Concorso a Cannes nel 2007, e ha ricevuto nei mesi un coro unanime di voci entusiaste, come (quasi) tutti i suoi film. Purtroppo, per una forma virale di pigrizia che dura da un decennio almeno, ho visto poco di Sokurov, troppo poco - e quindi umilmente mi rimetto alla clemenza della corte - ma se non è una garanzia lui, chi lo è?
Charlie Bartlett è un film di Jon Poll (che nella vita vera fa il montatore) ed è un film di cui abbiamo smesso di interessarci dopo 30 secondi, quando è finito l'effetto "uh quant'è colorata quella locandina, è tutta strana, e lui ha le maniche corte e sorride, chissà che film delizioso". Le uniche cose rimaste dopo quei 30 secondi di follia sono Robert Downey Jr, che non è che può azzeccarle tutte, e Kat Dennings che è davvero tanto carina - anche se è una proprio una cazzo di ragazza myspace da dizionario, con tanto di profilo youtube popolato di video girati in evidente stato confusionale. Kat Dennings è una figura così emblematica e interessante da oscurare il film stesso: pensate il film, allora. No, seriously, you don't want to see that.
Il Divo è uscito ieri sera, cogliendo di sorpresa la gente che ancora si riversa nei cinema per vedere Gomorra, e offrendo loro un'alternativa. Anch'io ci sono andato, ieri sera, a vedere Il Divo. E già che c'ero ne ho pure già scritto. E allora, cosa volete che vi dica di più? Se non ci andate subito, oggi, ORA, siete pazzi, pazzi, PAZZI. Un film della stramadonna.
The Hitcher è il remake del celebre film e omonimo del 1986 con Rutger Hauer e C. Thomas Howell, uno dei più acclamati cult movie degli anni '80 - mica niente, in un decennio che sfornava cult movie come fossero focaccine. Di The Hitcher mi ricordo soprattutto lo spoof a Drive-in in cui Ezio Greggio invece del coltello tirava fuori un pettinino. Questo rifacimento è diretto da Dave Meyers, un regista di alcuni dei più brutti videoclip del decennio, il cui unico film precedente pare essere stato una roba assurda scritta e interpretata (giurin giurella) da Master P, quasi 10 anni fa. Al posto di Rutger Hauer c'è Sean Bean. Perché non la gonorrea, allora? Per cortesia.
Maradona è un documentario di Emir Kusturica su Diego Armando Maradona. Presentato qualche giorno fa a Cannes, è una coproduzione franco-spagnola, e non me ne frega nulla. Nemmeno se è di Kusturica. Ma nemmeno se riesce a infilare le bande di ottoni pure qui. E nemmeno se qui si va oltre al calcio, si entra nel mito, tutto quello che vuoi. E il documentario, e il mito, e il pibe de oro, e la rava e la fava. Ma andateci voi: ci metto un pensatore per il buon senso, che è pur sempre Kusturica, ma almeno sapete quello che penso. A proposito: ma che diavolo di fine ha fatto Zavet? Io voglio Zavet, mica questa roba qui.
Once è un film diretto dall'irlandese John Carney, che ha costruito una flebile storia d'amore intorno alla musica di Glen Hansard, lo stupefacente leader dei Frames, e poi, una volta abbandonato Cillian Murphy che non era in grado di cantare in quel modo, ha "costretto" Hansard a interpretarlo insieme alla socia (e attuale fidanzata) Markéta Irglová. Risultato? Un Oscar per la miglior canzone (Falling Slowly, e se non glielo davano gli pittavo la casa con la cacca) e un esercito di cuori pulsanti al seguito. Tra cui il mio. Ma dal canto mio, posso vantarmi di esserci arrivato prima - solo per una botta di culo, quando vidi i Frames in concerto a Milano e rimasi senza parole. Ma tutto quello che avevo da dire su questo piccolo, bellissimo film l'ho scritto tempo fa dall'altra parte. Adesso tocca a voi: andàte e frignàtene tutti.
Sex and the City è il film tratto da una delle serie di maggior successo nella storia della tv americana (come ogni cosa toccata da Darren Star, e chissà quante ne ha toccate Darren Star, dishhhhhhh, colpo di piatti), con sei stagioni e una schiera impressionante di fan - presso le quali è meglio non sollevare critiche, ché il rischio evirazione è enorme. I fan della serie che non hanno la vagina spesso e volentieri dicono di esserlo per conquistarne una. E prendetemi sul serio, adesso. Per quanto mi riguarda, la serie è ai miei occhi da sempre insostenibile, forse perché sono un maschio sciovinista del cazzo - chiedete in giro - anche se ne apprezzo molto le inaudite doti in fase di scrittura, e mi provoca un certo qual interesse, simile a quello che può avere un boa che si mangia un cazzo di koala vivo. Ma sì, ecco, aveva anche un po' rotto le palle, Sex and the city. Ma il fandom può tutto, soprattutto se è così globale e agguerrito: e infatti, dai e dai, han fatto pure il film. Contenti? A dirigere questa inarrivabile epitome del Cinema Vaginale c'è Michael Patrick King, che esordisce ner cimena dopo aver scritto 21 (e diretto 10) episodi della stessa serie, eh vabbè, così è troppo facile. Impatto culturale: enorme. Successo: annunciato, stratosferico. Accoglienza critica: tiepidina. Aspettative qualitative: molto ma molto relative. Senso di liberazione la settimana prossima: impagabile. Speriamo non facciano una reunion tra vent'anni: allora sì che queste quattro sapranno davvero di vecchio.




