giovedì, 27 marzo 2008

L'amore secondo Dan è l'ennesima commedia che dimostrerà a tutto il mondo intiero che Steve Carell era meglio se rimaneva al suo posto, a fare il correspondent di Jon Stewart. A fare della santissima geniale televisione. Oppure a fare la spalla, cavoli. L'avete visto Anchorman? Ecco. Quello è Steve Carell. E invece non ne azzecca mezza, Carell: ormai è una star affermata, ma i suoi film sono uno più brutto dell'altro. Io ho visto il trailer di Dan e volevo piangere. Robaccia. Perché, Steve, perché? Uffi.



Un bacio romantico - My Blueberry Nights è l'esordio anglofono del grande regista hongkonghese Wong Kar-wai, è una produzione franco-cinese, ha come protagonista la cantante Norah Jones, ma nonostante tutto ciò è davvero bellissimo. Ne ho già scritto qui, credo che basti.





Il cacciatore di aquiloni è il film tratto dal celebre libro di Khaled Hosseini che non ho letto, e anzi, ho proprio evitato. Il film è recitato in dari ma è diretto da Marc Forster, l'uomo che non smetteremo mai di odiare per aver girato Neverland. Che, per dire, lo ricordiamo, è riuscito quasi a rovinare persino uno script come Stranger than fiction. Figuriamoci Hosseini. Anche qui, come al solito: le intenzioni vanno bene, l'equo solidale va bene, l'essere banditi dai cinema afgani va bene, ma sono cose che per quanto mi riguardano non spostano di un grammo l'ago della bilancia nel Magico Mondo Del Cinema. Lo script è di David Benioff, uno dei casi più ingloriosi di sputtanamento globale, uno che dopo La 25ma ora ha scritto Troy, cazzo. David Benioff ha solo un gran culo, lo dimostra il fatto che una sera è andato a un cazzo di appuntamento al buio e si è ritrovato a ingravidare Amanda Peet. True story.



Ci sta un francese, un inglese e un napoletano è un film che non può esistere. O meglio, può: ma non dovrebbe. Non può esistere un film che si chiama come il canovaccio di una barzelletta che non fa ridere, e non può esistere un film nel cui titolo il verbo stare è usato al posto di essere. E apposta. Apposta per farmi incazzare. E non mi venite a dire che altrove si usa così, perché per come stiamo messi, io dell'altrove non me ne faccio niente.  E suvvia. E poi, Biagio Izzo? Biagio Izzo mi fa vo-mi-ta-re. Dirige e interpreta Eduardo Tartaglia, quello di Il mare non c'è paragone. Hai detto cazzi.



Mars - Dove nascono i sogni è un film che racconta di una barretta di cioccolato e mou, all'interno della quale vengono generati dei flussi onirici inconsci. E io sono un simpatico pirla, nevvero? Ma no, scemini: Mars è un film russo di quattro anni fa, sdoganato con inspiegabile ritardo dalle Officine Ubu. Ne so davvero poco, ma l'impressione è quella di un realismo magico simil-balcanico, probabilmente invitante, ma di certo non mi metto a urlare per la gioia. Non badate a me, sto facendo altro.



MissTake è un film prodotto da Ulisse Lendaro, che era già dietro Medley anni fa, e che da allora vive di rendita in qualità di quello che ha prodotto Medley. Medley. Occristo. Ah, il cinema senza compromessi. Ah, il sangue e la merda. Ah, i bellissimi anni '90, la Troma, e a noi ci ha distribuito l'ammeriga, e ri-Troma, e Medley. Nel frattempo, Gionata Zarantonello è finito a fare Uncut e io - mi spiace tanto Ulisse - sono finito a diventare una persona adulta che a Misstake manco ci si avvicina. Anna Valle? Perfavore.



Nessuna qualità agli eroi è il nuovo film di Paolo Franchi, che esordì qualche anno fa con il film La spettatrice, gradito ai più e che non ho ancora visto. Senz'altro ha un titolo molto attraente per un film italiano: sarà tutto lì? A Venezia, dove era in Concorso, se ne parlò molto male, ma perlopiù se ne parlò perché si vede il cazzo di Elio Germano. Posso ripeterlo? No? Scusate, ma mi serve per mandare avanti la baracca, il cazzo di Elio Germano. In ogni caso: un film che dopo mesi si fa ricordare solo per il cazzo di Elio Germano è difficile che sia un film memorabile. Il cazzo di Elio, chissà.



Per uno solo dei miei due occhi è un film di ben tre anni fa, scappellato (nel senso di tirato fuori dal cappello, sai, la brevità) dalla Fandango, e diretto da Avi Mograbi. Un regista isrealiano che racconta la crisi tra Isreale e Palestina dalla prospettiva dei Palestinesi? Capperi: avercene.





Tutta la vita davanti è l'ottavo film di Paolo Virzì, un regista a cui abbiamo voluto molto bene, e un poco gliene vogliamo ancora: ha preso qualche mezza scivolatina, non ha ancora fatto un brutto film ma è vero anche che non fa un film davvero bello bello in modo assurdo da parecchi anni - ma il suo è un cinema che continua a stimolarci e interessarci - e che comunque possiede una piacevolezza di racconto molto superiore alla media italica. E se anche quest'immagine sempliciotta del precariato che passa dal trailer ci fa un po' paura (ma Virzì è fatto così, che ci vuoi fare), se dobbiamo dar fiducia a qualcuno la diamo a lui. Ecco.



Walk Hard: The Dewey Cox Story è una commedia diretta da Jake Kasdan (figlio di Lawrence e già regista di Orange County) e scritta dal regista con il guru della commedia americana Judd Apatow. Ho già avuto l'occasione di vederlo (in realtà ho visto la versione unrated, che uscirà solo in dvd ed è più lunga di quasi mezz'ora, ma questa è un'altra storia) ma non ho ancora avuto l'occasione di scriverne. Lo dico brevemente, per ora: Walk hard è una delle più belle sorprese della stagione. Un film prima di tutto spaventosamente divertente (roba da stare male di pancia), ma scritto con una grazia rara e con un incredibile John C. Reilly. Bellissimo, punto. Non sento ragioni. Tanto verrà inevitabilmente rovinato dall'adattamento italiano: non è snobismo il mio, è proprio che quella scrittura lì nella nostra lingua Non Funziona. Non c'è niente da fare. Fatevi un favore: andateci, poi imparate l'inglese, e riguardatevelo in originale. Poi ne riparliamo.
postato da: kekkoz alle ore 20:51 | Permalink | commenti (34)
categoria: