giovedì, 29 novembre 2007
UPDATE

Ci informa la signorina Violetta dell'uscita silenziosa (programmata con il solito inspiegabile masochismo da quelli di Igol Pikciurs) di Brick - La Roba, il bel film di Rian Johnson che ebbi l'occasione di vedere alla Mostra del Cinema di Venezia due anni or sono (il mio breve post è conservato qui): una sorta di noir marlowiano ambientato in un campus americano, con uno splendido (al solito) Joseph Gordon-Levitt. Un film che mi sento di consigliare caldamente - e non solo perché la settimana è quella che è - e che avrebbe meritato senz'altro (oltre che un'attesa minore: si tratta anche, lo sottolineo, di un film vendibilissimo) una diversa visibilità.



And now, l'episodio che avevate già letto.


Il diario di una tata è un film in cui Scarlett Johansson è una neolaureata della working-class che per permettersi di sopravvivere a New York fa la tata ad un bambino di una ricca coppia dell'Upper East Side. Il resto potete pure scrivervelo da soli sui vostri kleenex sporchi. Pervertiti. Il film è diretto dai due tizi che fecero il biopic su Harvey Pekar che da noi non vide nessuno (nemmeno io, purtroppo) e anche qui c'è Paul Giamatti. Le chiappe della Nostra Amata, soprattutto di fronte all'indifferenza infastidita della critica, stavolta non possono essere una scusante. Distribuisce 01, forse sotto ricatto.



Fred Claus - Un fratello sotto l'albero è l'altro film con Paul Giamatti della settimana, che qui fa Babbo Natale. Un film di Natale con Babbo Natale. Basta così, credo. Il vero protagonista è in realtà Vince Vaughn, che da queste parti è molto apprezzato, ma anche qui, poter sopportare un film di Natale con Babbo Natale è altra cosa. Dirige David Dobkin, quello di Shanghai Knights, film per il quale hanno dovuto inventare un nuovo metodo di tortura perché non c'era nulla che fosse all'altezza del suo diabolico genio. Ora rimane solo trovare Dobkin e applicare il metodo prima che faccia altri danni, no?



The Kingdom è un film i cui protagonisti sono un gruppo di agenti del FBI in missione a Riyadh. Non vi basta? A campeggiare sul poster, i testosteronici Jamie Foxx e Jennifer Garner. Cielo. Qualcuno ha definito questo film "un altro buon motivo per cui gli arabi dovrebbero odiarci", o qualcosa del genere. Quell'amabile ciccione di Peter Berg aveva esordito con un filmetto interessante (Cose molto cattive) ma poi pare essersi perso un tantinello per strada. Lo vedremo giusto perché ci sono Chris Cooper e Jason Bateman, ma ci sta già sulle palle.



Lascia perdere, Johnny è il primo lungometraggio diretto da Fabrizio Bentivoglio, arcinoto attore che per il suo esordio dietro la macchina da presa ha chiamato a raccolta gente del calibro di Ernesto Mahieux, Toni e Peppe Servillo, Valeria Golino. Dal trailer sembra una cosetta interessante. Mi spingo a dire: il meglio che possiamo permetterci in questo periodo di magra. Non ci resta che vedere se Bentivoglio ce la sa fare davvero o è tutta un'illusione. Gli si dà un pizzico di fiducia, speriamo si accontenti.



La musica nel cuore è il tremebondo titolo italiano di August Rush, secondo film (dopo l'invisibile Disco Pigs con Cillian Murphy) dell'irlandese Kirsten Sheridan, figlia trentaduenne di Jim Sheridan. Film che qualcuno mi ha descritto (in uno strano passaggio circolare di SMS, qualche giorno fa) con la gentile locuzione "premio cazzo accapponato 2008". E non fatico a crederlo: c'è Freddie Highmore che già me lo accappona di partenza, ma quando sento "Robin Williams" o meglio "Robin Williams che recita un ruolo ispirato a Bono" il mio apparato genitale diventa praticamente concavo. Tutto questo prima di sapere che - rullo di tamburi - si tratta di un film su un giovanissimo chitarrista prodigio. Gosh. Vaffanculo tu, la musica, e il cuore.



Nella valle di Elah è il nuovo film di Paul Haggis. Siano avvertiti ora i fan di Haggis: io non lo sono. Haggis è uno che ha fatto un fracco di gavetta, e poi ha scritto un film bellissimo e fortunato (i cui meriti sono anche suoi, ma in minor parte, anzi), e per quel singolo film ce lo trasciniamo dietro già da tre anni, e non sembra volerla smettere. Ai suoi tempi fummo fin troppo gentili con Crash, il suo film spaccaculi, in realtà grigio, tristerrimo, ricattatorio e criptofascista, esempio lampante di come il cinema corale non doveva essere: e lo fummo perché ce l'aveva quasi messo nel culo. Ma questa volta, ah!, questa volta ce lo siamo parato come non mai: abbiamo dovuto sopportare le pesantezze di Haggis in The last kiss e in Flags of our fathers, e se questa specie di Missing iracheno ha tutte le carte per essere interessante, con tutta probabilità non lo sarà.



Una vita migliore è un film di Fabio Del Greco, autoprodotto con l'aiuto di una cooperativa, che si propone (ennesimo esempio recente) come una strada alternativa rispetto a quel bruttume che è la distribuzione cinematografica nel nostro paese. Ed è già tanto che arrivi nelle sale: il che, tra l'altro, è tutto da dimostrare. Come che le buone intenzioni e i meccanismi alternativi si trasformino automaticamente in cinema, senza tanti sforzi. O anche con tanti sforzi. Film italiano da deridere della settimana, insomma, e lo dico con dispiacere ed empatia, in attesa del prossimo capolavoro di Louis Nero. Perché, al di là della puzza di DAMS, non so voi, ma a me una roba così può al massimo fare simpatia. Ecco, avete tutta la mia simpatia. Bella lì, raga.



Winx - Il segreto del regno perduto è il lungometraggio tratto da Winx Club, un cartoon che probabilmente non conoscete (a meno che non abbiate una figlia) (oppure delle amiche molto molto molto giovani) (oppure strane abitudini e/o gusti bizzarri) (oppure tutte e tre le cose insieme) (e in tal caso vi invito caldamente a costituirvi) ma che nella figura di Iginio Straffi, che anche qui dirige, e della sua casa di produzione Rainbow, che sta per andare in borsa (!), è una delle realtà industriali più importanti nel cinema del nostro paese. Come, non lo sapevate? Non solo WInx Club è esportato in una quantità spaventosa di nazioni e di lingue, ma questo film - se non ho capito male, il primo esperimento di animazione 3D tutta italiana - pare essere l'ultima squallida possibilità rimasta a questo piccolo paese del terzo mondo di farsi un po' bello all'estero. Sdung. Beh, meglio dei cinepanettoni, direte voi. Fatemici pensare, intanto preparo le valigie.
postato da: kekkoz alle ore 15:05 | Permalink | commenti (77)
categoria: