giovedì, 29 marzo 2007
Centochiodi è il nuovo film del settantacinquenne regista bergamasco Ermanno Olmi. Dopo essere diventato celeberrimo negli anni '70 con L'albero degli zoccoli, il regista ha alternato film molto discussi ad altri meno visibili, sporcandosi anche le mani con la tv. A questo punto dovrei spiegare il perché di quella pecora, vedendo la quale qualcuno mi inseguirà con un rastrello acuminato urlando pota pota pota. E se ve lo dice un bresciano, ecco. La prima ragione è il suo ultimo film, il tremendo Cantando dietro i paraventi, una delle esperienze cinematografiche più estenuanti e massacranti della mia vita. Un'altra è Raz Degan - cioè dico, non vi basta Raz Degan per avere qualche serio dubbio? Sento puzza di clamoroso pacco. Datemi torto.

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Il colore della libertà - Goodbye Bafana non ha nulla a che fare con l'allegra festività che tutte le feste si porta via, ma è un film su un secondino razzista, intepretato da quell'orrendo cane di Joseph Fiennes, che viene redento dalla conoscenza carceraria con Il Dottor Nelson Mandela, interpretato dal bravo Dennis Haysbert. Ennesimo film equo e solidale (per citare gli amici di Secondavisione) guidato dalle buone intenzioni di un pugno di star tanto ricche quanto illuminate? YAWN. E non è tutto, signore e signori: Billie August è quello che ha preso La casa degli spiriti e Il senso di Smilla per la neve e ci ha letteralmente cacato e vomitato sopra. Per capirci.

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Frank Gehry creatore di sogni è un documentario del 2005 sull'architetto canadese Frank Gehry. Già così - soprattutto leggendo in che modo viene visualizzato e analizzato il suo lavoro, e leggendo dell'entusiastica accoglienza della critica - sarebbe una cosa gustosa. Aggiungeteci Sidney Pollack alla regia. Io la chiamerei garanzia, poi fate voi.

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Liscio è il secondo film di Claudio Antonini (il primo era del 1991), è stato presentato alla Festa di Roma l'anno scorso, e racconta del rapporto tra un ragazzino e la madre, cantante in un'orchestra di liscio. Non c'è bisogno nemmeno di spiegare perché Liscio sia il film italiano da deridere della settimana, vero? Segnato da una difficoltà mostruosa nel trovare un misero posticino nelle nostre sale: la prossima volta sceglietevi un distributore che abbia almeno un cazzo di sito internet. Laura Morante che non solo sbraita e trema ma che canta pure potrebbe farci dimenticare una volta per tutte quanto le volevamo bene. Perché rischiare?

Sito ufficiale? Ahah.




Maradona la mano de Dios è un film diretto da Marco Risi, e scritto da un autore televisivo spagnolo, sulla vita e le opere di Santo Diego Armando, interpretato dall'italiano esterofilo Marco Leonardi. Non so a voi, ma a me Marco Risi fa simpatia. I suo film non sono un granché, ma almeno ci prova. Ha fatto L'ultimo capodanno, cavoli. Anche fare il biopic di Maradona non è un'impresa da poco. Diciamo pure che è una roba dannata in partenza. E probabilmente una porcheria. Eppure, dovendo dare un briciolo di fiducia a qualcuno tra Olmi, Antonini e Risi Jr, non avrei un momento di esitazione.

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Un ponte per Terabithia è un film fantasy per ragazzi prodotto dalla Walden (gli stessi di Narnia, guardacaso) per Disney tratto dall'ononimo libro del 1977 scritto da Katherine Paterson. Si parla di ragazzini, mondi fatati e mostri, passaggi dimensionali, cose così. Che palle, direte voi. Infatti. Ma la critica americana è straordinariamente felice. Staremo a vedere. Forse. O forse solo voi e i vostri stramaledetti figli. Il trailer è comunque appagante e invogliante, chissà. Dirige Gabor Csupo, il regista dal nome più bello del mondo dopo Géla Babluani, che si è fatto le ossa scrivendo i favolosi Rugrats. Ecco, questo potrebbe essere un buon segno.

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Red road è un film anglo-danese ambientato a Glasgow la cui protagonista è un'operatrice di telecamere a circuito chiuso (nel palazzo che dà il nome al film) che si imbatte nell'immagine di una "persona del suo passato". Il film dovrebbe essere girato come un simil-dogma (è la prima parte di una trilogia in cui c'è pure lo zampino di Lars Von Trier, che ha evidentemente deciso di non lasciarci stare fino alla morte), il che potrebbe farmelo automaticamente odiare. Ma ha vinto un sacco di premi dappertutto, compreso un premio della giuria a Cannes, e la critica è quasi unanimamente convinta. Forse è il titolo più interessante della settimana. Il che è tutto dire.

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Stay alive è un horror in cui un gruppo di insopportabili ragazzetti presi a manciate dalle serie tv americane, Milo Ventimiglia compreso, schiattano a turno giocando a un RPG online. Non c'è fine al peggio.

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postato da: kekkoz alle ore 13:33 | Permalink | commenti (26)
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